“Ti amo”

Alla non-cultura del non-impegno si deve contrapporre la cultura dell’ottimismo e della speranza. Dobbiamo gridare al mondo intero che il nostro amore non sarà come un panino consumato al fast-food, ma durerà per sempre, nonostante gli ostacoli della vita. Uno dei gesti più belli che si scambiano due innamorati è quello di dirsi spesso: “ti amo”.

Questa piccolissima espressione di tenerezza viene ripetuta più volte. In giorni, mesi, anni diversi.

È sempre la stessa identica frase. Eppure gli innamorati sentono il bisogno di ripetersela, all’infinito, senza mai stancarsi.

Perché accade questo? Perché ogni “ti amo” che viene detto non è mai uguale a se stesso, ogni volta assume un significato, un valore, un contenuto diverso. È un speranza, un’intenzione, una promessa sussurrata per il domani.

Le cinque lettere che compongono questa brevissima frase sono sempre le stesse. Ma è come se fossero eternamente differenti. È come se dieci, cento, mille lettere, di un milione di vocabolari si dessero ogni volta il cambio tra loro.

Questo “ti amo” ripetuto rappresenta esattamente ciò che dovrebbe accadere in una vita vissuta insieme per sempre. Le giornate, infatti, possono apparire sempre uguali. Suona la sveglia, si va al lavoro, si vanno a prendere i bambini a scuola, si mangia, si beve, si dorme… tutto sembra essere assolutamente uguale, ripetitivo come quella frase: ti amo, pronunciata all’infinito.

Ma come quel “ti amo”, ogni giornata deve saper assumere un significato, un valore, un contenuto diverso. E’ quindi una speranza sempre nuova. L’amore deve sapersi rinnovare ogni giorno. Con un gesto d’amore inaspettato, con una piccola sorpresa, con u semplicissimo gesto di tenerezza. A volte basta soltanto un fiore.

Ma quel piccolo fiore può essere importante, per trasformare in poesia la prosa della vita.

Climati C., “Il popolo della notte”